Sicurezza della Supply Chain: cosa prevede la Direttiva NIS2
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ToggleQuali sono gli obblighi imposti dalla NIS2 per la Supply Chain?
La Direttiva NIS2 (UE 2022/2555) introduce una visione sistemica della cybersecurity, riconoscendo che la resilienza di un’organizzazione dipende anche dalla solidità della propria catena di approvvigionamento.
In particolare, l’Art. 21 della NIS2 cita espressamente la “sicurezza della catena di approvvigionamento” come obbligo chiave.
Di conseguenza, le aziende soggette alla NIS2 devono valutare, monitorare e gestire i rischi cyber lungo tutta la filiera.
Ciò implica che anche le PMI, seppur non classificate direttamente tra gli “enti essenziali/importanti”, che forniscono prodotti o servizi a soggetti NIS2 devono conformarsi agli standard di sicurezza richiesti.
Per adempiere a questi requisiti, le imprese dovranno mappare fornitori e sub-fornitori con accesso a dati o sistemi critici, includendo clausole contrattuali stringenti e controlli tecnici mirati.
L’obiettivo è proteggere l’intera filiera: dalla selezione dei partner fino alla gestione degli incidenti presso terzi.
I requisiti NIS2 per la Supply Chain
La NIS2 richiede misure tecniche e organizzative specifiche per la sicurezza della supply chain.
Innanzitutto, è obbligatorio istituire una politica di sicurezza della filiera, con regole formali che disciplinino le relazioni con tutti i fornitori diretti di prodotti e servizi.
Secondo le linee guida ENISA, questa politica deve includere criteri di selezione dei fornitori, valutazione delle loro pratiche di cybersecurity e analisi della resilienza dei prodotti e servizi ICT forniti.
In aggiunta, i contratti con i fornitori devono prevedere clausole dettagliate con requisiti minimi di sicurezza.
Ad esempio, come indicato nella normativa e nelle best practice:
- Requisiti di sicurezza nei contratti: obbligo per i fornitori di rispettare specifici standard ICT nella fornitura di servizi/prodotti.
- Formazione e certificazioni: impegni contrattuali sul livello di competenza del personale del fornitore e sulle certificazioni di sicurezza richieste.
- Notifica degli incidenti: procedure per la segnalazione rapida di violazioni o attacchi rilevati dal fornitore.
- Audit e verifiche: diritto di ispezionare periodicamente i sistemi del fornitore e verificare la conformità alle clausole di sicurezza.
- Gestione delle vulnerabilità: obbligo di analisi e patch delle vulnerabilità individuate nel software/hardware fornito.
- Regole sui subappalti: condizioni per i sub-fornitori (terzi del fornitore) affinché aderiscano agli stessi standard di sicurezza.
I fornitori devono implementare controlli tecnici di base sul proprio perimetro digitale, come sistemi di monitoraggio delle reti, backup sicuri, soluzioni di disaster recovery e aggiornamenti regolari di software e firmware.
Questi requisiti si integrano con l’obbligo generale di gestire proattivamente il rischio di terze parti, secondo cui occorre verificare la capacità dei fornitori di rispettare gli SLA di sicurezza e aggiornare continuamente le valutazioni di rischio, in linea con le direttive dell’ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale).
Strategie per adeguare la sicurezza della Supply Chain alla NIS2
Per adattarsi alla NIS2 le aziende devono rivedere la gestione del rischio di fornitura con un approccio strutturato.
Tra le best practice operative più efficaci troviamo:
- Software Bill of Materials (SBOM): mantenere un elenco dettagliato delle componenti software utilizzate (e dei loro fornitori) permette di sapere sempre cosa c’è dentro il proprio software e reagire rapidamente a nuove vulnerabilità (ad es. patch mirate).
- Due diligence e controllo fornitori: istituire un programma rigoroso di Third-Party Risk Management (TPRM).
Ciò implica qualificare ogni fornitore (valutando certificazioni, storico di incidenti e livelli di sicurezza), includere clausole di sicurezza nei contratti (es. obbligo di data breach notification, policy minime, audit) e monitorare costantemente i partner critici con strumenti di sicurezza (pagelle di cybersecurity, penetration test sui servizi forniti, ecc.).
È importante anche classificare i fornitori per criticità e gestire i sub-fornitori, imponendo trasparenza sull’intera catena allargata.
- Piani di risposta e resilienza di filiera: preparare scenari di incidenti che coinvolgono i fornitori e definire contromisure.
Ad esempio, bisogna prevedere backup alternativi o fornitori di emergenza per servizi critici, stabilire piani di comunicazione ai clienti/partner in caso di incidente di un fornitore e accordi precisi con i fornitori stessi su escalation e responsabili da contattare.
La NIS2 richiede infatti piani di gestione degli incidenti che coprano rilevazione, risposta e recupero, estendendo questo principio a tutta la filiera. Alcune aziende effettuano anche simulazioni di attacchi alla supply chain (war game) insieme ai fornitori chiave.
- Standard e certificazioni: promuovere l’adozione di standard riconosciuti lungo la filiera, chiedendo ad esempio che i fornitori critici siano certificati ISO/IEC 27001 o allineati a framework come i CIS Controls. La conformità a schemi di certificazione avanzati (europei o di settore) offre una garanzia oggettiva sulle capacità di sicurezza del fornitore. Il rispetto di questi standard riduce il rischio di falle gravi e prepara già l’organizzazione alle future richieste normative.
Le aziende devono integrare cyber e procurement all’interno di un nuovo framework di difesa: coinvolgere gli uffici acquisti e legali nella valutazione del rischio ICT, prevedere la cybersecurity in ogni fornitura e creare un ecosistema collaborativo di fiducia lungo la filiera.
L’opportunità per le PMI nella filiera
Per le PMI attive nella Supply Chain la NIS2 non è solo un onere, ma anche un’occasione di crescita.
Per le piccole e medie imprese l’adeguamento alla NIS2 «non comporta obblighi legali» diretti, ma offre significativi vantaggi competitivi.
Una PMI che dimostra un solido impegno verso la sicurezza informatica è più attraente per i grandi clienti, che cercano partner affidabili e conformi.
Al contrario, non adeguarsi può significare essere escluse dalle filiere strategiche e perdere opportunità di mercato.
Investire nella sicurezza della Supply Chain rappresenta un asset strategico che aumenta la reputazione aziendale e crea fiducia nel sistema economico complessivo.
Come le PMI possono adeguarsi
Anche le PMI possono affrontare la sfida con passi concreti. Tra le misure pratiche suggerite troviamo:
- Valutazione iniziale del rischio: effettuare un assessment per individuare le proprie vulnerabilità e il profilo di rischio cyber dell’azienda.
- Implementazione di misure di sicurezza: adottare soluzioni base come backup sicuri, piani di disaster recovery, aggiornamenti tempestivi e regolamenti interni (policy) aggiornati sulle procedure di sicurezza e privacy.
- Formazione del personale: addestrare i dipendenti a riconoscere minacce informatiche e a seguire buone pratiche di cyber hygiene (per esempio evitare phishing o gestire le password in sicurezza).
- Gestione e notifica degli incidenti: predisporre processi chiari per rilevare eventuali incidenti e sapere come e quando segnalarli, riducendo i tempi di reazione. Le PMI dovrebbero sapere che la collaborazione è fondamentale: saper comunicare rapidamente un incidente a clienti o partner può limitare danni reputazionali e legali.
L’adozione di queste misure, anche se graduale, aiuta le PMI a posizionarsi come fornitori affidabili.
In fase di gara o di rinnovo contrattuale, poter dimostrare un percorso di sicurezza allineato agli standard NIS2 può fare la differenza per entrare (o restare) nelle filiere digitali.
I vantaggi della sicurezza della Supply Chain
Costruire una solida cybersecurity di filiera porta benefici tangibili e vantaggi competititvi, tra cui:
Continuità operativa potenziata: riducendo i rischi di interruzione del servizio causati da incidenti sui fornitori critici.
Maggiore reputazione e fiducia: fornitori e clienti apprezzano i partner che garantiscono sicurezza, consolidando la credibilità dell’azienda sul mercato.
Vantaggio competitivo: rafforzare la protezione di filiera riduce i downtime e i costi conseguenti al ripristino dopo un attacco, permettendo di offrire continuità di servizio anche nei momenti di crisi. In un mercato interconnesso, la “fiducia digitale” diventa così un importante valore condiviso.
Investire nella sicurezza della supply chain si traduce in resilienza e reputazione: ogni incidente evitato grazie a fornitori più preparati rappresenta un guadagno per l’impresa.
Dunque, la Compliance NIS2 va vista non solo come obbligo normativo, ma come opportunità di crescita nella postura di sicurezza complessiva.
Il servizio SG-SOC di CyberTrust 365 per la conformità alla NIS2
Il servizio SG-SOC di CyberTrust 365 supporta le aziende nel raggiungimento della conformità attraverso un approccio proattivo e completamente gestito alla cybersecurity.
Il servizio, basato sulle funzionalità SIEM & SOAR della piattaforma proprietaria SGBox, garantisce il monitoraggio 24/7 dei sistemi informativi, il rilevamento proattivo delle minacce e la risposta tempestiva e gestione degli incidenti di sicurezza.
Grazie ad SG-SOC le aziende, in particolar modo le PMI, possono accedere facilmente a competenze tecniche avanzate per trasformare la NIS2 da obbligo normativo ad opportunità di elevare la postura di sicurezza informatica senza investimenti fuori scala.